• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

«Un aiuto psicologico per studenti e prof. Dobbiamo curare i danni dell'epidemia»

«Un aiuto psicologico per studenti e prof. Dobbiamo curare i danni dell'epidemia»


Il presidente dell'Ordine Pezzullo: «Al lavoro con la Regione
Cyberbullismo, disorientamento e abbandono problemi da affrontare»

L'intervista di Simonetta Zanetti.

Altro che "blue monday". Il giorno tradizionalmente più triste dell'anno - quello in cui la nostalgia per le feste incontra la disillusione dei buoni propositi - che il calendario mette in programma per domani, quest'anno si immerge in una pandemia che negli ultimi mesi ha strapazzato corpi e anime, come conferma Luca Pezzullo, psicologo dell'emergenza, nonché presidente regionale dell'Ordine di categoria.
Dottor Pezzullo, con questa congiuntura sarà un "black monday"?
«Senza dubbio è un momento particolare. Dopo il solstizio d'inverno, che rappresenta il picco del buio c'è l'attesa del Natale e del ritorno alla luce che quest'anno è ancora più simbolica perché è rappresentato dal vaccino. Purtroppo, tuttavia, ci viene chiesto uno sforzo psicologico ulteriore, perché il buio non è ancora finito».
Uno sforzo enorme se si considera che veniamo da 11 mesi di sacrifici.
«Abbiamo affrontato la prima parte della pandemia con la logica dei 100 metri, pensando di compiere uno sforzo estremo nel breve termine. Poi in autunno abbiamo scoperto che lo scatto era una maratona, con la prospettiva un paio di stagioni ancora molto difficili, almeno fino a primavera. Ecco perché per farcela è necessario cambiare atteggiamento, sia come individui che come comunità. Nei disastri c'è sempre una fase eroica e di luna di miele, ma quando l'emergenza si protrae si arriva al crollo depressivo e alla difficoltà di confrontarsi con la realtà. In questo momento siamo al "muro" della maratona, quando ti sembra di non aver più nulla da dare: l'unico modo per arrivare al traguardo è cambiare passo. È un passaggio mentale fondamentale».
Non bastasse, ci si ritrova schiacciati tra la speranza del vaccino e l'impossibilità di riceverlo in tempi brevi.
«Siamo alla prima fase della terapia, per cui ci vorranno mesi perché la cura faccia effetto, probabilmente dovremo vivere in modo prudente fino alla fine dell'anno. Il problema è che nel frattempo la stanchezza ha contribuito a cambiare l'atteggiamento delle persone: mentre prima erano spaventate, ora sono arrabbiate e lo dimostrano le manifestazioni di protesta che, a loro volta, aumentano i rischi. C'è un detto secondo cui se devi percorrere 100 chilometri, non puoi considerarti a metà strada quando ne hai fatti 50, ma devi arrivare a 90 perché i più difficili sono gli ultimi dieci. In questo momento è necessario concentrarsi sul percorso, passare in modalità resiliente e fare un passo dopo l'altro. Un esempio: dopo una giornata di addestramento sfiancante i sommozzatori delle forze dell'ordine vengono recuperati dalla barca e proprio quando hanno cominciato a rilassarsi vengono improvvisamente rispediti in acqua per una nuova esercitazione sfiancante. Anche noi dobbiamo ragionare in questi termini».
Sono prestazioni particolari. Crede che tutti abbiamo gli strumenti per farlo?
«Noi aspiriamo alla normalità, ma non è un diritto, si costruisce tutti i giorni. Pensiamo alle persone che vivono esperienze di guerra, migrazione e condizioni oncologiche, che fanno questo percorso di ricerca della normalità tutti i giorni. Siamo progettati per adattarci e dobbiamo recuperare questa dimensione. Ci sono studi sulla crescita post traumatica che rivelano come bambini cresciuti tra gravi privazioni, al di là dei casi individuali, abbiano un livello di realizzazione pari o superiore ai coetanei».
Producono gli anticorpi contro le difficoltà?
«Si, possiamo dire che sviluppano gli anticorpi psichici al virus del trauma e si adattano meglio. Questo non significa che non stiamo vivendo una fase di sofferenza, angoscia e lutto, ma la generazione di mezza età di oggi è l'unica adulta dell'Europa continentale che ha avuto la fortuna di crescere senza privazioni riconducibili a guerre, carestie, epidemie».
Certo l'annuncio del ritardo dei vaccini e la crisi di Governo non aiutano a stare sereni.
«Lo slittamento di una quota dei vaccini crea ansia ma non è una situazione tragica, c'è tutto il tempo per recuperare. La crisi di Governo, invece, non ci voleva. Nelle situazioni di emergenza è necessaria una leadership chiara, costante e coerente affinché la comunità si senta sicura e sia collaborativa. In un momento di caos c'è bisogno di ordine, non si cambia leader. Nelle situazioni di incertezza tutti gli animali cercano di recuperare il controllo con l'aggressività. Fortunatamente in Veneto c'è una leadership chiara e coerente». Anche gli studenti manifestano per un ritorno alla normalità.
«In Veneto viene avvertita con forza la preoccupazione per la scuola, per questo abbiamo avviato un'interlocuzione importante con la Regione, l'Ufficio scolastico e i presidi degli istituti per realizzare interventi a sostegno di ragazzi e insegnanti. L'idea è realizzare un modello veneto di psicologia scolastica che superi il protocollo nazionale siglato da Ministero e psicologi».
Quali saranno le innovazioni?
«Puntiamo a dare risposte sui temi del cyberbullismo che è aumentato significativamente in questo periodo poiché i ragazzi hanno canalizzato sul web la loro aggressività. Dobbiamo trovare il modo di accogliere i bisogni educativi speciali, con un'attenzione nei confronti dei dirigenti più che mai tra incudine e martello e dei docenti, molto dei quali sono disorientati. Serve una formazione particolare per i ragazzi al cambio di ciclo per cui lo smarrimento è causa di un forte drop out. L'interruzione di un percorso di studi per 6-8 mesi per un'emergenza ha effetti negativi sul lungo periodo con un crollo della performance a distanza di anni. Un po' come succede per la mortalità e la morbilità anche psicologica degli anziani che emergono quando ci si è quasi dimenticati dell'emergenza passata».
A proposito, come stanno gli anziani?
«Sebbene molti di loro abbiano reagito a questa seconda fase con una capacità di resilienza superiore alle aspettative, preoccupa l'impatto sul medio e lungo termine: l'interruzione e il ritardo della vita sociale hanno effetti depressivi e impatti cognitivi importanti».
Come usciremo da questa pandemia?
«Come vorremo noi. Sicuramente ne usciremo diversi, non tutto tornerà come prima, molte cose cambieranno, sta a noi prendere le cose positive e usarle adattativamente, nel modo migliore possibile. È nostra prerogativa prendere in mano le situazioni e provare a governarle. Le emergenze sono un richiamo alla responsabilità e richiedono uno sport di squadra: se ne esce solo insieme». -