• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Ritorno a scuola. "La psicologa: Fondamentale costruire un ambiente emotivamente stabile"

Ritorno a scuola. "La psicologa: Fondamentale costruire un ambiente emotivamente stabile"


PADOVA. Non sarà più come prima. E quindi un po' di rimpianto è da mettere in conto. Certo, emergerà anche il piacere di ritrovarsi, ma non è detto che ansia e stress, che peraltro già affliggono gli adulti, rimangano fuori dai plessi. Alla vigilia del ritorno a scuola, infatti, si può solo ipotizzare come bambini e ragazzi reagiranno dopo mesi lontano dai banchi, dai docenti e dai compagni. Fortunata Pizzoferro, vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi del Veneto, però, non ha dubbi su cosa sia necessario mettere in atto in una fase delicata, caratterizzata dall'incertezza su cosa si può, o non si può, fare.

Dottoressa, da dove bisogna partire?
«Fondamentale è costruire un ambiente emotivamente stabile, in grado di sostenere bimbi e ragazzi. Ma il 14 sarà un punto di partenza, mentre la sfida vera arriverà dopo. E l'obiettivo non è che le scuole aprano, ma che non richiudano, perché sarebbe un fallimento».

Gli alunni in che contesto si troveranno?
«Dovranno cimentarsi con diverse novità e le affronteranno con le risorse tipiche dell'età, ma solo l'ambiente farà la sua parte. I bimbi delle elementari sono agevolati perché hanno regole semplici e chiare e possono diventare addirittura più ligi degli adulti nel rispettarle. I ragazzi più grandi, invece, comprendono meglio i concetti di pericolo sociale, protezione e solidarietà. Però, se si vedono delle regole dall'esterno, tra l'altro messe in discussione dagli stessi adulti, prenderà il sopravvento la naturale spinta adolescenziale alla ribellione, alla sfida verso un'autorità che non li comprende. Con loro va impostato un dialogo per coinvolgerli e indurli a contribuire per il bene comune. Un modello che ha preso piede nei movimenti ambientalisti».

Ma quale scenario potrebbe configurarsi?
«É prevedibile che molti bambini reagiranno con emozioni negative: rabbia, tristezza, ansia, esattamente come molte persone. Per questo è indispensabile che a scuola si preveda di sostenere prima di tutto i grandi, cioè insegnanti, personale non docente e genitori, che a loro volta dovranno poi accompagnare i piccoli nell'anno scolastico che rappresenta una sfida».

Ma come sarà questa scuola tanto attesa?
«Sicuramente diversa, ma intanto importante è ri-trovarsi in classe. Già questo è un aspetto normalizzante per i bambini, che rivedono maestra e compagni, e riprendono a stare insieme. Ma il contenitore deve essere riempito di attività ludiche e creative, tarate in base alle età. É una situazione di emergenza e non c'è modo di stare come prima, ma gli adulti non devono far mancare ai più piccoli la serenità e la sicurezza».

In che modo?
«É semplicistico pensare che prima gli studenti in aula fossero liberi di esprimersi e ora non più. Pure in passato c'erano limitazioni da imparare: star seduti sul banco, tenere la matita in mano, colorare entro i bordi, o alzare la mano prima di parlare. Tutte cose non naturali per un bimbo che richiedono uno sforzo. Ora ce ne vuole uno ulteriore, ma in un ambiente sereno e con messaggi coerenti. Ricordiamoci che i bambini apprendono ciò che trasmettiamo loro, e se noi riteniamo di aver di fronte un disastro ingestibile, rimpiangiamo la scuola ideale, o ci opponiamo alle regole, pure loro faranno lo stesso per imitazione e perché vedono nell'adulto un portatore di verità».

E quindi?
«Se sappiamo essere noi adulti un buon contenitore che aiuta a metabolizzare le emozioni negative, nulla rappresenterà un trauma. Ricordiamoci che questo serve a proteggere i minori da uno stress più grande, ovvero la necessità di dover stare chiusi in casa per settimane e di vedere il mondo solo attraverso un monitor. Dobbiamo costruire un ambiente emotivamente stabile, in cui il messaggio principale dev'essere siamo finalmente di nuovo insieme».
Ni.Co.