• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

«La rabbia dei giovani dopo il lockdown? Mesi di accumulo di emozioni negative»

«La rabbia dei giovani dopo il lockdown? Mesi di accumulo di emozioni negative»


L'ESPERTA.
Giovani alla ricerca dello sballo attraverso l'alcol, che agiscono anche con esplicite violenze. Minori arrestati con pesanti accuse: bullismo verso coetanei, risse per un rifiuto, rapine anche per pochi centesimi per poter postare le loro "gesta" su Instagram.
Tanta rabbia e tutto per un'effimera fama. L'escalation del fenomeno delle baby gang dopo la quarantena per Covid anche nella Marca finisce sotto la lente dell'ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto: «La rabbia tra gli adolescenti nel post lockdown è comprensibile», dice la dottoressa Fortunata Pizzoferro, vicepresidente dell'ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto, «Le restrizioni che hanno subìto negli ultimi mesi, la deprivazione di rapporti sociali, di contatti fisici e non solo virtuali, può generare un accumulo di emozioni negative che esplode con la rabbia e in gesti impulsivi. Gli adolescenti, come tutti noi, vivono in un periodo di incertezza globale mai sperimentata prima, il Covid non è alle nostre spalle e non sappiamo effettivamente come organizzare le nostre vite da qui a un paio di mesi. Per i giovani e giovanissimi gli adulti sono "portatori di sapere", un sapere al quale si ribellano ma che funge da base solida. Ora si rendono conto che anche i "grandi" sono avvolti dall'incertezza, sono destabilizzati a loro volta e non possono fornire risposte nelle quali trovare sicurezza. Molti adolescenti si rendono conto anche di essere meno considerati rispetto ad altre categorie sociali e fasce di età: non producono reddito; non devono essere accuditi come i bambini, né assistiti come gli anziani.

Per la società in questo momento è giustamente importante il diritto al lavoro per gli adulti, l'assistenza a bambini e agli anziani, ma purtroppo sembra non essere considerato altrettanto vitale il diritto alla relazione, alla socialità per gli adolescenti. Il bisogno di relazione tra pari in questo momento può essere vissuta da parte dei ragazzi quasi con un senso di colpa, come se non fosse legittimo desiderare di stare insieme, di incontrarsi, poiché la vicinanza fisica è stata negli ultimi mesi dipinta come un male. Sono stati anche dei mesi vissuti nella completa impotenza: "stai chiuso in casa, fuori c'è un nemico che non possiamo vedere né fronteggiare" e di conseguenza posso reagire con comportamenti dimostravi di onnipotenza con violenza, soprusi, prevaricazioni».

E sul fenomeno in particolare delle le baby gang: «L'adolescente è per sua natura impegnato in una lotta con sé stesso e con il mondo per trovare una identità definita, non più bambino non ancora adulto», dice ancora la Pizzoferro, «Se in questa lotta non è sostenuto da un ambiente familiare, amicale, scolastico che lo porta a riconoscersi e a trovare il proprio ruolo sano nella società, facilmente potrà lasciarsi trasportare da chi lo fa sentire diversamente come le baby gang.Tali episodi sono sempre esistiti; pensiamo al nonnismo nelle caserme, semplicemente i social fanno da acceleratore e amplificatore del fenomeno: poter raggiungere in poco tempo migliaia di visualizzazioni, di follower, alimenta il senso di onnipotenza e lo "sballo adrenalinico", oltre al fatto che possono aumentare in maniera devastante la portata dell'atto violento, pensiamo a una foto condivisa che può fare il giro del mondo e rimanere in rete. In una società che coltiva l'apparire come estremo valore (non importa cosa dici, se hai molti like/follower comunque sarai famoso per un quarto d'ora), anche l'esempio che danno gli adulti sui social è "purché se ne parli"».