• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Giordani: «Chiedo scusa a nome di tutti gli uomini»

Giordani: «Chiedo scusa a nome di tutti gli uomini»


«Chiedo scusa a nome di tutti gli uomini». È il messaggio del sindaco Sergio Giordani, sindaco di Padova. «È ora di dire basta: questi atti efferati nascono anche dai piccoli gesti machilisti e patriarcali cui assistiamo ogni giorno e rispetto ai quali voltarsi dall’altra parte è un errore imperdonabile» denuncia il primo cittadino «In una giornata così importante come quella di oggi, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una volta in più dobbiamo ribellarci e dire “basta”».

Dai numeri della Polizia di Stato, diffusi proprio ieri, emerge il “volume” drammatico di questa piaga della società. Nella città di Padova, da gennaio a settembre, sono stati registrati 139 casi di atti persecutori (151 nel 2019), 172 episodi di maltrattamenti (rispetto ai 182 registrati nel 2019) e 46 violenza sessuali (12 in meno rispetto allo scorso anno). Se confrontato con lo stesso periodo dell’anno scorso, si registrano numeri inferiori, che tuttavia risentono evidentemente anche della difficoltà di denunciare del periodo del lockdown. Quanto ai provvedimenti amministrativi in materia di violenza di genere, nel 2020 il Questore di Padova ha emanato 11 ammonimenti per stalking.

È stata inoltre annunciata la creazione di un’app, chiamata “Scudo”, in fase di ultima sperimentazione a cui sta prendendo parte anche la provincia di Padova. L’app sarà data in dotazione tutte le forze di polizia e consentirà di possedere tutte le informazioni utili sui precedenti interventi effettuati presso lo stesso indirizzo. Segnalerà la presenza di minori o di soggetti con malattie psichiatriche o dipendenti da droghe o alcol, la disponibilità di armi, eventuali lesioni personali subite in passato dalla vittima, permettendo di calibrare così nel modo migliore l’operatività.

Sulla vicenda padovana è intervenuta anche la dottoressa Fortuna Pizzoferro, vicepresidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto: «Dobbiamo lavorare sulla società tutta a partire dall’educazione di bambine e bambini. Dobbiamo veicolare nella società un messaggio chiaro: che ognuno ha il diritto di autodeterminarsi e ha la responsabilità di prendersi cura di sé stesso. La causa dei maltrattamenti e dei femminicidi non deve essere etichettata come gelosia, perché il termine gelosia rientra nel sentire comune nella sfera dell’amore. Un uomo che uccide una donna non lo fa per amore bensì spinto da un bisogno irrazionale che lo porta a voler controllare completamente l’altra persona che non sente sotto il suo controllo». —