• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Due Canzoni di Baglioni promuovono il vaccino. La promessa della libertà per stimolare gli indecisi.

Due Canzoni di Baglioni promuovono il vaccino. La promessa della libertà per stimolare gli indecisi.


Consulenza dell'Università di Padova sui testi didattici del divulgatore. Bastone o carota? Le idee degli esperti su come convincere i riluttanti.

C'è chi punta tutto sulla leggerezza, per veicolare messaggi importanti. Come Lorenzo Baglioni, celebre per le sue canzoni "didattiche", che gli sono anche valse un quarto posto al Festival di Sanremo, sezione giovani. Questa volta, niente sensibilizzazione sull'uso del congiuntivo. La questione è ancora più importante, tanto da meritare una canzone dalla doppia versione, in italiano e in inglese. La prima è il musical "Il vaccino e l'immunità di gregge", poi il pezzo «This is the age of the virus», che riceve pure il patrocinio e la collaborazione dell'Università di Padova. Due medley gustosi e densissimi, tanto nei rimandi a celebri brani della discografia italiana (dai Ricchi e poveri a Enrico Ruggeri, da Fabrizio De André ad Albano e Romina) e internazionale (dai Queen a "Grease" e da Frank Sinatra agli Who), quanto nei contenuti. Del resto, per confermare la lunga serie di notizie sciorinate nella "canzone didattica" in inglese, è stato necessario un vero e proprio conclave di super esperti: dall'immunologa Antonella Viola al docente di Statistica Dario Gregori, solo per citare i due nomi padovani, a cui aggiungerne altri nove. Ma non sempre chi siede dall'altra parte della cattedra ha voglia di scherzare, il tema è troppo importante e serio.Ne è un esempio Andrea Crisanti che, sempre da un'aula dell'Università di Padova, dice di «preferire i disincentivi agli incentivi».

Niente lotteria da un milione di dollari a cinque fortunatissimi vaccinati, come nell'Ohio, ma neanche la banconota da 100 dollari ai minori di 35 anni che si sottoporranno alla profilassi, come nel West Virginia. «Non ti vaccini? Non puoi fare certe cose» taglia corto il professore padovano, indicando la sua linea per la campagna di persuasione di massa. «Vuoi andare al bar, al ristorante, in discoteca, al mare? Dimostra di essere stato vaccinato. Del resto, la percentuale di quanti hanno almeno iniziato la profilassi è ancora troppo bassa per consentirci di fare qualsiasi altro tipo di discorso».In tutto questo, sono ancora gli Stati Uniti ad aver messo sul piatto un notevole incentivo: niente mascherina né distanziamento per chi ha completato la profilassi. Non come in Italia, dove le regole valgono per tutti, vaccinati e non.

E l'unica apertura risponde al nome di "green pass". «Non so se quella avanzata dagli Stati Uniti sia la scelta giusta, è troppo presto per dirlo» ribatte Crisanti.E invece sarebbe proprio questo il miglior modo per spingere i più giovani nei centri vaccinali, secondo Luca Pezzullo, presidente dell'Ordine degli psicologi. «Per i più anziani, si fa leva sull'interesse personale, trattandosi delle persone che, in caso di contagio, rischiano maggiormente. Mentre ai più giovani, che non sono preoccupati dall'infezione, bisogna presentare la scelta vaccinale come un modo per proteggere i genitori e i nonni» spiega lo psicologo. «Se ancora questo non dovesse bastare, allora credo che la possibilità di andare in giro senza mascherina, anche nei luoghi chiusi, e di viaggiare senza essere sottoposti a tampone né a quarantena sia il modo più utile. Del resto, negli Stati Uniti stanno facendo proprio così».L'equilibrio si gioca tutto tra incentivi e disincentivi. Oltreoceano si è optato per i primi; in Italia, le preferenze sono per i secondi.

Lo sostiene Andrea Crisanti e lo dimostra Giovanni Leoni, presidente dell'Ordine dei medici, che a sua volta punta ancora sui disincentivi, appoggiando la linea del docente padovano: «Credo che per convincere i giovani a vaccinarsi si debba far loro intuire la possibilità di ritorno alla vita pre pandemia, fatta di divertimento e di scuola» sostiene il chirurgo veneziano. «Vuoi andare in discoteca, allo stadio, al concerto rock, al cinema, al bar, al ristorante? Puoi farlo, purché vaccinato, o con un tampone negativo fatto nelle ultime 48 ore. In pratica, esibendo il famoso "green pass" . Questa è l'unica alternativa per uscire da questa situazione. Ma non dimentichiamoci della scuola. Sono sicuro che anche il definitivo ritorno in aula sia una prospettiva molto allettante per i ragazzi, che certo non ne possono più di questo isolamento». Insomma, in una parola: normalità. L'unico vero incentivo per alzare la manica di fronte alla siringa.Una normalità verso la quale l'immunologa Antonella Viola spinge con forza, di fatto aprendo a una "zona bianca ad personam" per i soli vaccinati. «Negli Stati Uniti chi è vaccinato può persino fare a meno delle mascherine» scrive l'immunologa su Facebook «Da noi, non solo bisogna continuare a portarle, ma ai vaccinati si continuano a fare tamponi e a sottoporli a quarantena, come sei vaccini fossero acqua fresca. E invece i vaccini (anche in Italia) funzionano molto bene, con contagi ridotti del 95%».E se non è un'indicazione al Governo questa...
Laura Berlinghieri.
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