• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Distesi sulla strada fino all’ultimo secondo Le «sfide» degli adolescenti su Instagram

Distesi sulla strada fino all’ultimo secondo Le «sfide» degli adolescenti su Instagram


VICENZA Il selfie scattato sui binari, con il telefonino che rimane davanti al viso fino a pochi istanti prima dell’arrivo imminente del treno. Ma anche - ed è capitato solo due giorni fa -distendersi sulle strisce pedonali e rimanere inermi, almeno fino all’incipiente avvicinarsi dell’utilitaria, quando con uno scatto si sguscia via tra il traffico e all’automobilista, atterrito, non rimane che chiamare le forze dell’ordine.

Questione di «challenge», di sfide, sempre più rischiose: quelle lanciate tra giovani e giovanissimi sui social, quelle da immortalare con il telefonino e poi postare in Rete, a caccia del maggior numero di visualizzazioni. A Vicenza e provincia sono diversi gli episodi registrati nelle ultime settimane su cui stanno indagando le forze dell’ordine, concentrate su un fenomeno sempre più preoccupante. Anche per numero di ragazzi coinvolti.

Sabato pomeriggio in un parco di Thiene, nell’Alto Vicentino, si erano dati appuntamento via social circa duecento adolescenti tra i 16 e i 18 anni, giunti anche dal capoluogo per scatenare lo scontro di uno contro tutti. Ma la segnalazione di un genitore che aveva saputo cosa sarebbe accaduto e di un assessore che aveva notato il consistente assembramento ha portato la polizia locale, arrivata con più pattuglie, a sventare la maxi rissa.

Poche settimane fa ne era stata pianificata un’altra, con le stesse modalità, in un giardino del centro di Vicenza. Carabinieri e polizia erano pronti a intervenire ma il programma è saltato. E poi ci sono le aggressioni: uno contro uno o del gruppo contro il singolo. Due i video - rimossi nel giro di poche ore - registrati a Vicenza e pubblicati su Instagram, sulla pagina «Risse italiane official». Filmati girati in pieno giorno in cui i giovani protagonisti - una ventina almeno, probabilmente tutti minorenni, i più con la mascherina abbassata - si trovano in un parcheggio del centro storico e, tra provocazioni e cori, prendono di mira uno di loro. A sorpresa: colpito con un gancio e spinto all’indietro con violenza, per fargli battere la testa contro un’auto. Solo uno dei casi della folle moda del «knockout game» (gioco del pugno che mette ko) e del «Skullbreaker challenge», col quale si cerca di «rompere la testa» con uno sgambetto.

Altro episodio preoccupante segnalato ai carabinieri domenica pomeriggio, quello di ragazzini minorenni che arrivano a sdraiarsi sulla carreggiata, schizzando via solo all’ultimo, quando l’auto sta per investirli.

«Da sempre gli adolescenti devono sfidare i limiti, le regole, per trovarne di loro, di nuove, anche arrivando a comportamenti estremi, incrementati dalla pressione del gruppo - spiega Luca Pezzullo, presidente dell’ordine psicologhe e psicologi del Veneto - . È così fin dall’antichità, come i giovani di Cartagine di cui parla San Agostino: è un tema trasversale alle generazioni». Per Pezzullo fa parte delle «tappe dello sviluppo: l’illusione di onnipotenza e la scarsa valutazione dei rischi rispetto alla gratificazione immediata». Circostanza dovuta al fatto che «nella mente dell’adolescente alcuni processi cognitivi non sono ancora maturi». In passato però «il confronto con il limite veniva canalizzato in grandi contenitori come la Chiesa e le ideologie politiche». Oggi sono cambiate le modalità. «La dimensione socializzante della sfida registrata e messa online fa parte della ricerca narcisistica di visibilità, per avere consenso sociale, un processo che ne esce potenziato - spiega - comportamenti anche favoriti dal lockdown: alcune occasioni di relazione di gruppo sono state ridotte e compensate appunto con l’interazione online di challenge». Che fare quindi? «Dimostrare apertura al dialogo, fare rete tra genitori, insegnanti e psicologi di fronte a situazioni estreme e seminare elementi di prevenzione in fase precoce».