• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Depressione da pandemia, con il lockdown impennata di casi

Depressione da pandemia, con il lockdown impennata di casi


L'EMERGENZA
C'è chi il Covid l'ha sofferto pur non avendo mai avuto un solo tampone positivo. Sono tutte quelle persone schiacciate dal peso dei lockdown imposti dal Governo per provare ad arginare la diffusione del virus. Vite, le loro, travolte da sensi di inadeguatezza e dalla paura per il futuro che li hanno spinti a chiedere un confronto. E così, nel 2020, le richieste d'aiuto ai Centri di salute mentale del Veneziano sono aumentate di oltre il 50%. Con una peculiarità tutta locale: il fatto che Venezia, soprattutto la città storica, stia anticipando quella crisi psicologica legata al crollo dell'economia che si avrà, in altre province, tra qualche anno, ultimo riverbero del virus.
IL CASO VENEZIA
«È reale - spiega Luca Pezzullo, presidente dell'ordine degli psicologi del Veneto - l'aumento di accessi ai Centri di salute mentale e ai consultori, che in questo periodo sono molto pressati. I servizi pubblici del Veneziano sono molto sotto pressione e hanno tanta richiesta per un bisogno importante di aiuto molto sentito sul territorio. La crescita di richiesta è legata in maniera diretta alla positività al Covid o indiretta per chi, causa tutto questo vissuto, ha avuto problemi di lavoro o rotture di coppia». Se da un lato Venezia e la sua area metropolitana si sovrappongono con il fenomeno, in aumento a livello nazionale, c'è un ambito specifico che riguarda proprio la città d'acqua: «Venezia è da un anno che prende colpi potentissimi soprattutto per quanto riguarda il turismo - continua il presidente - Per una città come Venezia una mazzata così è pesante si riflette sul tessuto sociale e sui vissuti psicologici». In parole povere Venezia ha visto crollare di colpo la stragrande maggioranza della propria economia a vocazione turistica e questo ha accelerato un processo di sfiducia verso il futuro che in altre realtà non è ancora arrivato. «C'è stato un depauperamento improvviso aumentato dalla paura di perdere il lavoro legato alla chiusura immediata dei musei e dei luoghi d'arte. Possiamo dire che sugli aspetti sociali ed economici Venezia anticipa quello che succederà nelle città nei prossimi anni».
LE DIFFICOLTA'
Il grosso delle difficoltà è arrivato con la seconda serrata, seppur meno stringente della primavera ma più logorante. «Se in primavera c'era stata quasi una coscienza comune di superare assieme questo momento di prova attraverso un sacrificio da parte di tutti - aggiunge Pezzullo - in autunno chi aveva accettato con dedizione la prima chiusura ha visto in un certo modo crollare le proprie certezze e ha avuto paura di una situazione che non sembrava finire mai. Il secondo picco ha quindi aumentato di molto le difficoltà, l'angoscia e gli scompensi anche in chi aveva retto meglio una prima fase: chi rispondeva in maniera energica ora ha mollato facendo spazio a frustrazione, ansia, incertezza e aggressività sociale rispetto alla prima fase dove c'era obiettivo costruttivo comune». Tra i problemi che più vengono affrontati in questo boom di accessi ai Centri di salute mentale e ai consultori, le questioni interfamiliari e la difficoltà giovanile.
I RAGAZZI
«Gli adolescenti soffrono la Dad, nonostante in Veneto ci sia molta attenzione sia da parte della politica che dal Provveditorato regionale», ammette Pezzullo. E il malessere, prima o poi emerge. «Le ragazze tendono a esporlo con disturbi alimentari, per i ragazzi invece si parla di demotivazione e frustrazione rispetto alle relazioni sociali che sfociano in atti di aggressività e violenza. Il cyberbullismo sta esplodendo anche visto il massiccio uso dei social. Ai ragazzi - conclude - viene meno la socialità ed è quello che preoccupa perché nelle emergenze gli adolescenti si aggregano trovando una loro dimensione di socialità interna. Qui non è possibile».
Nicola Munaro