Sarò diretto.

Il Decreto Rilancio, che stanzia 3,25 miliardi per il Servizio Sanitario, non prevede alcun investimento sugli Psicologi nel SSN, né altre forme di investimento sulla psicologia professionale in generale.

Esprimo quindi una forte preoccupazione rispetto al fatto che non sembrano essere previste assunzioni, stabilizzazioni, interventi sulle convenzioni degli Psicologi nel SSN o in altre pubbliche Istituzioni (tranne vaghi accenni al contesto scolastico).

Questo a fronte di un quadro di post-emergenza nazionale in cui le dimensioni psicologiche (a livello clinico, sociale, educativo, delle organizzazioni) avranno palese rilevanza, e dovranno dare risposte significative.

Ma l'investimento pubblico in merito sembra essere rimasto al palo, nonostante le interlocuzioni avviate da varie Istituzioni, e l'impegno diffuso della categoria nel fornire sostegno ai cittadini in questa grave fase emergenziale.

Questo ci impone quindi una profonda riflessione, ed un'azione di cambiamento.

 

La Riflessione:

Si deve partire da un'autoriflessione, scomoda e senza sconti.

L'intero "Ecosistema" della categoria (CNOP, Ordini Regionali, ENPAP, Sindacato, Università, Sistema delle Scuole, Società Scientifiche, Associazioni di categoria) deve iniziare velocemente a muoversi in maniera congiunta e coordinata nel rappresentare compattamente le istanze della professione ai decisori politici, con la consapevolezza che in un mare in tempesta i rematori devono remare insieme per non far ribaltare la barca di tutti.

E siamo in una tempesta, ora.

Troppo spesso le variegate componenti dell'Ecosistema della Psicologia si sono mosse in maniera frammentata, autoreferenziale, legata a interessi (pur legittimi) di breve termine o troppo autocentrati solo sul proprio "segmento"; sottovalutando così l'impatto che il loro movimento scoordinato avrebbe avuto su tutte le altre componenti a loro interconnesse. La scarsa visione "di Sistema" che come categoria abbiamo mostrato negli ultimi anni mostra ormai tutti i suoi limiti.

Al contempo, rileva molto la Responsabilità professionale di ogni singolo psicologo e psicologa. A livello individuale, lo dico esplicitamente, il "volontarismo" e il "pensiero magico" ci stanno danneggiando seriamente.

Attenzione, non il Volontariato: il "volontarismo". E' apprezzabile che un professionista qualificato possa scegliere di offrire a breve termine, in modo strettamente coordinato con il sistema del soccorso, un ausilio ben delimitato in situazioni gravi.

Ma il Volontariato organizzato di breve termine in fase emergenziale è una cosa; il volontarismo confuso e senza fine che caratterizza spesso la categoria, anche e soprattutto in "tempo di pace", è un'altra

Mi sembra vi sia stata qualche confusione tra queste due dimensioni, anche in questa complessa emergenza; accompagnata dal nostro frequente pensiero magico: "Sono buono e generoso, e per questo avrò diritto ad essere sicuramente ricompensato in futuro dal riconoscimento lavorativo/delle Istituzioni".

Non funziona così, ed è ora che si affronti lucidamente questo nodo.

Nessuna altra categoria ha dato così tanto "volontarismo" in questa emergenza, e nessun’altra categoria ha ricevuto in cambio così poco professionalmente.

Questo è quanto in realtà succede da anni con i nostri infiniti sportelli gratuiti, "frequenze spontanee di anni", cicli di prestazioni "volontarie", colloqui “a tre per due”; e quant'altre forme di sottovalutazione del nostro valore siamo stati capaci nel tempo di considerare "normali",  e (ancor peggio) “far considerare normali” ai nostri interlocutori (scuole, enti locali, pazienti, etc.), nella vana speranza di poter poi approdare un giorno ad un riconoscimento economico adeguato.

I giovani colleghi, al contempo, non si divertono certo ad essere precari, o a lottare in "aste al ribasso" facendosi pagare pochi euro. Parte della responsabilità è anche interna alla categoria, con realtà che hanno a volte costruito progetti e strutture sulla base di lavoro professionale sottopagato, senza troppo tutelare gli interessi dei colleghi più giovani e "di tutti noi come categoria" nel lungo termine.

E allora, ci dobbiamo chiedere tutti cosa avremmo potuto e dovuto fare diversamente, ma soprattutto cosa adesso possiamo e dobbiamo fare per cambiare insieme la situazione.  Non è il tempo di lamentarsi per un "paradiso perduto" che ci è stato "incomprensibilmente e ingiustamente negato": è tempo di azioni correttive, lucide e strategiche.

 

Iniziare a Cambiare:

Si deve ripartire, con determinazione, assertività e pragmatismo da alcuni punti chiari:

1. Abbiamo voluto dare tanto; è stato importante e generoso, ma l'abbiamo fatto in modi non sempre ottimali.

2. Abbiamo ottenuto pochissimo, in termini professionali, economici ed occupazionali. E’ un dato di fatto, prendiamone atto.

3. Ci troviamo davanti ad una crisi economica di sistema, che si aggiungerà alle criticità categoriali già presenti da tempo.

Tocca a tutti noi, adesso.

Dunque, chiediamo ai colleghi più giovani di uscire dalla logica del Volontarismo, e della corsa al ribasso infinita. Non sarete valorizzati perché “siete generosi”; sarete valorizzati perché create professionalmente valore e benessere nella vita delle persone e delle organizzazioni, e lo saprete affermare con cortese ma chiaro rigore, anche sul piano economico.

Al contempo, invitiamo i colleghi con ruoli di leadership nella comunità a chiedersi - ognuno per il suo - quanto possono fare per tutelare e sostenere i colleghi più giovani e precari nei propri contesti di lavoro. Quanto abbiamo negoziato per loro? Quanto abbiamo rappresentato le loro legittime istanze, e quanto magari li abbiamo dati a volte "per scontati" con il loro lavoro gratuito o sottopagato?

Quando vi è una crisi di sistema nessuno può tirarsene fuori, e chi ha ruoli di leadership deve dare l’esempio: la Seniority non è un onore, è un onere.

Come Ordine, ci impegneremo serratamente in reti ed interlocuzioni interne ed esterne alla categoria, di cui vi daremo sempre notizia, volte alla tutela e valorizzazione professionale del lavoro degli psicologi, sia dentro che fuori il SSN. Al rifiuto della "svendita" delle nostre prestazioni.  Alla rappresentazione costante, con tutti gli interlocutori istituzionali, del risparmio strutturale che l'investimento in Psicologia può portare alla spesa pubblica e privata.

Ci impegneremo a usare le risorse economiche dell’Ordine nel modo più sobrio, trasparente, cost-effective, utile possibile. E ve lo rendiconteremo in dettaglio.

Ci impegneremo a fornire strumenti, formazione, interventi che facilitino nella categoria la capacità di progettare e presentare soluzioni professionali agli interlocutori pubblici e privati; a costruire e farsi riconoscere economicamente e professionalmente il valore meritato.

Noi ci impegniamo ad esserci sempre, costantemente, per tutti. E chiediamo al contempo a tutti di fare la propria parte.

La Fase 3 degli Psicologi, in questo mondo Post-Covid, richiederà impegno e responsabilità di tutti e di ciascuno: l’Ordine farà la sua parte ogni giorno, ma l’Ordine siamo tutti Noi.

Il Presidente

Luca Pezzullo