• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Covid: l’impatto della pandemia sulla salute mentale. Parla lo psicoterapeuta Michele Orlando

Covid: l’impatto della pandemia sulla salute mentale. Parla lo psicoterapeuta Michele Orlando


Da più di un anno siamo quotidianamente informati sulle misure preventive da attuare contro l’avanzamento della pandemia. Ciò su cui non ci si è forse soffermati abbastanza sono le conseguenze psicologiche che questo periodo di isolamento sociale può avere avuto o avere attualmente sulle persone.

Durante la prima ondata di contagi, l’arrivo del Covid-19, ha provocato un trauma in molte persone interrompendo la quotidianità, costringendo all’allontanamento degli affetti o alla convivenza forzata in spazi ristretti. Per molti questo periodo ha coinciso con la perdita del lavoro o l’esperienza diretta della malattia e del lutto. Tuttavia è la seconda ondata quella che sta mettendo più alla prova la maggior parte delle persone dal punto di vista psicologico.

Ne parliamo con Michele Orlando, psicologo e psicoterapeuta, Consigliere dell’Ordine Regionale degli Psicologi e coordinatore commissione Tutela.

Questo repentino cambio dello stile di vita ha inciso notevolmente sulla psiche delle persone, ma perchè, dal punto di vista psicologico, è stata peggiore la seconda ondata rispetto alla prima?

“Durante la prima ondata di pandemia sono emerse difficoltà, ma c’era un vissuto condiviso e unità a livello sociale. C’era anche un’idea di fine, ovvero la speranza che tutto questo si sarebbe risolto in breve tempo. Nel momento un cui, ad ottobre, sono ripartite chiusure e limitazioni, le persone hanno perso la speranza, facendo emergere un senso di forte smarrimento. E’ un po’ come l’effetto di essere in mezzo all’oceano, continuare a navigare e non vedere mai la costa. Quindi c’è demoralizzazione, che porta a demotivazione, che si riflette sul quotidiano. Le conseguenze possono essere umore alterato, maggiore ansia, aumento di disturbi a livello depressivo, insonnia e isolamento emotivo”.

Chi ha risentito maggiormente della diminuzione di relazioni sociali? Quali sono le categorie più a rischio?

“La diminuzione di relazioni sociali è stata una delle cose che ha maggiormente inciso a vari livelli a seconda delle categorie. I soggetti più esposti al rischio di sviluppare problemi di salute mentale sono giovani, anziani, pazienti con disturbi psicopatologici preesistenti, evidenziando un peggioramento dei sintomi, e persone che hanno perso il lavoro. I ragazzi in questo periodo hanno perso il punto cardine di aggregazione per lo sviluppo di relazioni sociali con i coetanei, ovvero la scuola. Questo sicuramente ha portato a fenomeni di isolamento, demotivazione e demoralizzazione, nonché ad una forte dispersione scolastica (come emerge dal confronto con insegnanti e istituti scolastici). Gli anziani invece sono stati colpiti su più versanti. Gli ospiti delle strutture hanno subito una drastica privazione degli affetti e questo ha avuto riflessi negativi sulla salute stessa. Poi ci sono gli anziani attivi nella società che hanno visto restringersi la loro appartenenza, non potendo più frequentare i circoli e i centri a loro dedicati nei vari quartieri della città, hanno perso gli stimoli quotidiani. Questa per loro è stata una grossa sofferenza. Altra categoria molto a rischio è quella delle persone che hanno perso il lavoro. L’attività professionale ricopre una funzione importante nella vita: è fonte di reddito, conferisce alla persona un ruolo nella società, contribuisce a definire l’identità individuale e alla realizzazione personale. La riduzione o la perdita dell’impiego porta a ripercussioni a livello relazionale e alla diminuzione della fiducia in se stessi. Si può pensare di avere meno valore e questa sensazione può portare all’insorgere di disturbi depressivi”.

Cosa possiamo fare nel nostro quotidiano per superare al meglio questo difficile momento? Quali sono le abitudini positive, da portare avanti e quali invece da perdere?

“Le abitudini che possono far bene, nel caso di un adulto ‘medio’ sono sicuramente riuscire a trattenere relazioni, anche a distanza, fare regolarmente attività fisica e riuscire a darsi dei ritmi anche nella quotidianità. E’ necessario mantenere una sorta di schema interno da seguire per non abbandonarsi: per esempio anche se si resta a casa tutto il giorno non indossare il pigiama, avere degli orari fissi per pranzo e cena e continuare a fare progetti. Nel caso dei nuclei famigliari penso che si debba trovare un giusto equilibrio nello stare insieme. Il consiglio è quello di creare dei momenti di ascolto e riflessione reciproca ma anche ritagliarsi del tempo per stare da soli. Il rischio in questi casi è che la reclusione forzata porti a maggiore distanza. Importante è che ogni componente della famiglia si crei i propri spazi. Se penso agli anziani, prima di tutto, è molto importante che si tengano attivi cognitivamente, trovando delle attività stimolanti da svolgere ogni giorno, altrimenti il rischio è andare incontro ad un decadimento e ad un relativo peggioramento delle condizioni di vita. Spronarli per esempio a familiarizzare con le nuove tecnologie sarebbe molto positivo perché andrebbero ad acquisire nuovi strumenti e manterrebbero la parte cognitiva molto attiva rallentando il decadimento”.

Come ci si accorge di avere bisogno di aiuto?

“Inizialmente si può avvertire una perdita di motivazione e il bisogno di isolarsi socialmente. Inoltre si può notare il cambio di ritmo sonno-veglia e delle abitudini alimentari. In generale la poca cura del sé può indicare una fase depressiva”.

Tenendo in considerazione, come abbiamo detto prima, che non tutti hanno la possibilità economica, a chi ci si può rivolgere?

“L’investimento a livello di sanità pubblica sul benessere psicologico delle persone non è altissimo, servirebbero maggiori investimenti e speriamo che i servizi vengano potenziati soprattutto a livello territoriale, perché inizia ad esserci una domanda sempre più alta e le risorse sono carenti. Nel momento in cui ci sono delle difficoltà economiche esistono delle associazioni che, attraverso delle progettualità specifiche, fanno attività mirate a seconda dei bisogni. Ci sono anche dei centri di tipo solidale dove, a volte, offrono anche terapie con un prezzo calmierato. Sicuramente sarebbe bene rivolgersi ai Servizi sociali perché sono informati su tutte le attività di aiuto presenti nel territorio e offrono servizi di reindirizzamento. A Verona esiste anche il servizio di Psicologia a cui si può accedere tramite l’Ulss 9″.

“Come categoria, a livello regionale, stiamo chiedendo l’attivazione dei voucher psicologici: dei sostegni per poter permettere a chi è in difficoltà economica di accedere a percorsi psicologici. Attualmente sono stati presentati diversi emendamenti alla Legge di Bilancio da parte di alcuni parlamentari provenienti da diverse aree politiche, con diverse proposte, finalizzate a dare sostegni di questo tipo, segno importante che è un tema molto sentito da tutti e che è di estrema importanza investire nella salute mentale delle persone. Per concludere ci tengo a ricordare l’importanza nello scegliere un professionista valido e abilitato. L’offerta è tanta e il rischio, se ci si affida a ‘mani sbagliate’, è di incorrere in un peggioramento delle condizioni”.