In questi giorni, molti colleghi ci stanno contattando con domande su come la situazione epidemica in corso possa impattare sulla loro attività professionale. Come professionisti della salute psicologica, in momenti di emergenza collettiva caratterizzata anche da ricadute psicologiche e forte ansia sociale dobbiamo svolgere il nostro ruolo con responsabilità e rigore.

Evidenziando che ci si deve sempre riferire rigorosamente alle più recenti Decretazioni, indicazioni ed Ordinanze delle Autorità di Sanità Pubblica, e che l’Ordine ha solo ruolo informativo rispetto alle stesse, ecco alcuni suggerimenti tecnici e pratici orientativi per professionisti Psicologi, condivisi e sottoscritti anche dai Presidenti di diversi altri Ordini regionali, con lo scopo di dare interpretazione comune ad una serie di quesiti professionali che gli iscritti ci pongono.

Le informazioni del presente Vademecum, se condivise e ritenute utili, sono ovviamente sottoscrivibili e liberamente diffondibili anche da altri Enti o Ordini.

1. "Posso continuare a svolgere attività professionale?"

In generale, l'attività professionale psicologica ("comprovate esigenze lavorative e di salute"), da DPCM 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 - afferendo ai codici Ateco 86 - può continuare a svolgersi; previo ovviamente il più rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, già ripetutamente indicate, e che devono essere applicate con particolare attenzione da tutti i professionisti sanitari.

Il principio di fondo, che ciascuno è tenuto a rispettare attentamente, è sempre quello di minimizzare il più possibile tutte le attività in presenza, per rinviarle o sostituirle ogni qual volta sia praticabile con altre modalità di interazione (videochiamate, consulenze telefoniche, smart working, etc.). Questo anche al fine di ridurre al massimo la mobilità evitabile dei pazienti e dei professionisti.

Un semplice criterio decisionale può essere questo:

A) La prestazione è erogabile tramite strumenti a distanza? Usali.

B) La prestazione non è erogabile tramite strumenti a distanza, ma è differibile? Rinviala (eventualmente mantenendo contatti di monitoraggio a distanza).

C) La prestazione non è erogabile a distanza, ed è clinicamente necessaria e urgente? Valuta l'eventuale possibilità di svolgerla, ma solo con l’applicazione di rigorose norme igienico-preventive, e un approccio valutativo estremamente cautelativo sull'effettiva urgenza e inderogabilità della prestazione.

E’ fondamentale, in un periodo di difficoltà nazionali e ansie sociali diffuse, garantire al meglio le nostre funzioni ed il nostro ruolo professionale, clinico e sociale, a tutela del benessere psicologico della popolazione. L’impatto psicologico della pandemia in corso sta creando difficoltà significative a singoli, famiglie, organizzazioni, cui gli psicologi possono e devono dare risposta garantendo – con adeguate modalità attuative e attente misure di sicurezza – l’assistenza ai cittadini che ne necessitano, e ne necessiteranno anche nel medio-lungo termine.

Attività collettive o aperte al pubblico (seminari, convegni, incontri in sede pubblica, etc.) sono soggette a sospensione fino a data da definirsi: tali attività devono essere tassativamente rinviate.

2. “Posso vedere pazienti in studio privato? Con che precauzioni?"

Per quanto riguarda attività di consulenza in studio/ambulatorio, si deve valutare con grande attenzione e con criterio fortemente cautelativo la loro effettiva non rinviabilità e/o non sostituibilità con forme di interazione a distanza: a livello informativo, le attuali indicazioni e Ordinanze in varie Regioni (in continua e rapida evoluzione) vanno verso una progressiva limitazione anche delle attività sanitarie ambulatoriali e ospedaliere differibili, sia nel pubblico che nel privato convenzionato. Di questo si deve avere attenta e aggiornata considerazione, applicando sempre criteri molto prudenziali.

Se si ritiene comunque clinicamente necessario e strettamente non prorogabile il proseguire in presenza, davanti a situazioni gravi e non procrastinabili, è doveroso rispettare in modo estremamente rigoroso le precauzioni igieniche indicate dal Ministero della Salute; professionista e paziente devono essere del tutto asintomatici e non presentare fattori epidemiologici di rischio (provenienza da aree estere o nazionali a particolare rischio epidemico; convivenza, frequentazione o contatti con soggetti positivi, sospetti o a rischio, etc.).
Se vi sono sintomi anche leggerissimi (febbre, tosse, dispnea, mal di gola), o anche solo sospetti su potenziali fattori di rischio epidemiologico del professionista o del paziente, gli appuntamenti in presenza devono essere rinviati senza eccezioni.

Devi rigorosamente applicare in ogni caso, a tutela tua e dei tuoi clienti, le precauzioni raccomandate dall'Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/):
- Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
- Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione: bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 (ma preferibilmente almeno 40, da indicazioni FNOMCEO) secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol.
- Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
- Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci; usa fazzoletti monouso.

Anche se le indicazioni Ministeriali sono di tenere 1 metro di distanziamento, per criterio maggiormente prudenziale rispetto al rischio “droplets” durante la prolungata interazione in ambiente chiuso è opportuno tenere una distanza di almeno 2 metri durante i colloqui (valuta anche gli eventuali impatti di setting, e sii pronto a discuterne con il paziente se opportuno).

Evita il contatto fisico (ad es., strette di mano).
Tieni sempre a disposizione un dispenser di soluzione igienizzante idroalcolica da usare e far usare ai pazienti, anche prima dell'eventuale manipolazione di test, materiali diagnostici, giochi per bambini. Valuta come comunicare in modo sereno la richiesta di farne uso.

Ricordati inoltre di igienizzare regolarmente e accuratamente le superfici sanitarie, di lavoro e arredamento (tavoli, sedie, braccioli e poggiatesta di poltrone, maniglie, etc.) e gli oggetti ad uso condiviso, tra un paziente e l’altro; usa disinfettanti adeguati (a base di cloro o alcol). Arieggia bene e regolarmente tutti i locali.

In caso tu abbia una sala d'attesa, tieni maggiormente distanziate le sedie, ed elimina materiali di gioco/lettura lasciati a disposizione dei clienti. E’ doveroso atto di responsabilità il distanziare gli appuntamenti, per evitare che i pazienti si incontrino, e far accedere solo una persona alla volta (un accompagnatore è possibile solo in caso straordinario di paziente che necessiti realmente di assistenza/accompagnamento continuo, mantenendo il social distancing).

Regola di buon senso, lavorando a contatto con altri, è il verificare quotidianamente la propria temperatura e stato di salute. In caso anche solo di leggera febbre o altri sintomi come tosse e dispnea, o di tuoi contatti con persone a rischio, SOSPENDI IMMEDIATAMENTE la tua attività, o passa a modalità online. Idem laddove tu presentassi fattori di particolare rischio clinico personale (età avanzata o significative patologie pregresse, correlabili a maggiore gravità clinica degli effetti di COVID-19).

3. "In studio, vedo soggetti in età evolutiva. Devo prendere qualche precauzione particolare?"

E’ decisamente opportuno e fortemente indicato il rinviare tutti gli appuntamenti con soggetti in età evolutiva che non presentino chiari caratteri di grave necessità e inderogabile urgenza.

I bambini sono spesso meno attenti alle norme igieniche generali; pertanto, nel caso li dovessi vedere in studio (solo ed escluivamente per gravi  e urgenti motivi), presta particolare attenzione alla più che rigorosa igienizzazione di oggetti, libri, giochi, tappetini e superfici con cui sono entrati in contatto, tra ogni paziente e l’altro.
Allo stesso modo, considera che solitamente le interazioni con i bambini sono più ravvicinate rispetto a quelle con gli adulti, con conseguente maggiore esposizione.

A livello puramente informativo, anche se il Coronavirus sembra essere clinicamente meno pericoloso in età pediatrica, i bambini possono comunque essere veicoli di contagio verso terzi.

4.  "Faccio terapie / lavori di gruppo, devo interromperle?"

Attività di gruppo, meeting, supervisioni collettive e formazioni di gruppo sono in sostanziale contrasto, per le loro modalità attuative, con le regole di social distancing del DPCM 8 marzo, e come tali vanno rinviate a data indeterminata.

Possono essere sostituite pro tempore da forme di supervisione/intervisione o incontro di gruppo in modalità telematica, laddove possibile.

5. “Lavoro con pazienti/contesti a rischio, devo interrompere?”

Un fortissimo criterio prudenziale, per sé e per altri, deve essere sempre alla base della decisione.

- Attività a contatto con anziani o pazienti fragili (pluripatologie, etc.) sono da sospendere o rinviare, per ridurre il rischio nei loro confronti (il rischio di mortalità è molto più elevato in queste categorie di pazienti, che devono rimanere il più possibile al proprio domicilio) - cfr. art. 3, comma 1, B DPCM 8 marzo 2020. Sono effettuabili solo in caso di inderogabile necessità, e previo confronto con il medico curante; il professionista dovrà adottare le più rigorose regole igieniche-preventive (social distancing, igienizzazione rigorosa, mascherina previo confronto con il medico curante e relativa attenzione agli aspetti comunicativi). Si raccomanda di considerare il più possibile restrittivamente il concetto di inderogabile necessità.

- L’attività in ambito RSA o sanitario deve seguire rigorosamente le indicazioni e raccomandazioni aggiuntive del responsabile sanitario della struttura.

- Attività che richiedano contatto fisico ravvicinato con uno o più pazienti (psicocorporee, psicodramma, etc.) sono a maggior rischio, e vanno pertanto rinviate o sostituite con altre metodologie che garantiscano rigorosamente il social distancing previsto in norma.

- Attività domiciliari (ad es., interventi ABA, interventi di riabilitazione con pazienti gravi ed impossibilitati a muoversi, ecc.) sono da rinviare o sostituire, ogni qual volta sia possibile, con interventi a distanza (anche per il possibile stato di fragilità o rischio dei pazienti cui spesso tali interventi si rivolgono). Sarà utile fornire a parenti/caregivers una serie di indicazioni pratiche cui attenersi in questo periodo, e organizzare eventuali consulenze a distanza per la gestione di difficoltà o problematiche specifiche (ad es., bambini con gravi disturbi del comportamento). Esclusivamente laddove dovesse palesarsi una inderogabile necessità clinica in casi realmente eccezionali, previo confronto con il medico curante (per pazienti con patologie) e previa attenta verifica dell'assenza di fattori di rischio (nessun soggetto sintomatico, sospetto o a rischio nel domicilio) sarà cura e responsabilità del professionista implementare le più rigorose condizioni igienico-preventive nello svolgimento dell'attività, e in seguito alla stessa. Si evidenzia però che la situazione deve presentare chiari elementi di eccezionalità e urgenza clinica, nel senso veramente più restrittivo possibile, ed è al momento fortemente sconsigliata.

Allo stesso modo, è fortemente sconsigliato ricevere dei pazienti presso il proprio domicilio (studio in casa).

6. "Se un paziente annulla l'incontro con scarso preavviso, posso chiedere di essere pagato lo stesso?"

Ci si rifà come sempre agli accordi pregressi sui recuperi sedute.
Si ricorda che normalmente non è possibile richiedere il pagamento di una prestazione non avvenuta; ed eventuali annullamenti anche di appuntamenti online, in questi giorni complessi, possono essere più frequenti del solito - è magari frustrante per il professionista, ma comprensibile in questo periodo straordinario.

7. "Se mi ammalo io, potrei essere chiamato a riferire i nomi dei miei pazienti in caso di indagine epidemiologica?"

Questione chiaramente delicata; ma la tutela di Salute Pubblica in situazione di emergenza sanitaria è prevalente rispetto alla Privacy individuale.
In caso tu risultassi positivo al Coronavirus, e dovessi essere quindi coinvolto in procedure di indagine epidemiologica, dovrai fornire i nominativi delle persone con cui sei venuto in contatto (non è necessario - ed è ovviamente da evitare perchè sottoposto a Segreto Professionale - lo specificare il motivo clinico; semplicemente, indicherai che hai avuto contatti ravvicinati per motivi di lavoro con una data persona).
Avvisa comunque i tuoi pazienti di questa eventuale possibilità, chiarendo preventivamente la questione e rassicurandoli sul mantenimento rigoroso del segreto professionale (ed ovviamente avvisandoli tempestivamente in caso risultassi tu positivo in futuro, perchè potrebbero essere stati a loro volta esposti da te).
Lo stesso vale per le attività che coinvolgano o abbiano coinvolto più persone (e che al momento non devono più essere svolte): un partecipante positivo può portare a dover indicare i nomi degli altri partecipanti.

8. "Se mi ammalo io, ho diritto a qualche assistenza particolare? E per le scadenze professionali?"

Le scadenze professionali, al momento, rimangono invariate (tranne che in ex “Zona Rossa”: Vò Euganeo, Lodigiano).
Se ti ammali, hai diritto alle normali forme di assistenza (INPS, ENPAP) previste per malattia (ad es., indennità malattia).

Le possibilità di assistenza ENPAP sono diverse:
A) Indennità di Malattia - per chi si dovesse ammalare, è possibile richiedere un indennizzo economico: 
https://www.enpap.it/servizi-per-te/indennita-di-malattia-e-infortunio/

B) Assistenza Sanitaria Integrativa - sempre per chi si dovesse ammalare o averne sequele, è possibile accedere a diverse forme di servizi sanitari integrativi: https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-sanitaria-integrativa-emapi/

C) Stato di Bisogno - forma di copertura speciale per situazioni personali straordinarie. E' importante sapere che non è una forma di assistenza generalizzata per chi ha avuto "solo" una temporanea deflessione delle attività lavorative (appuntamenti rinviati, formazioni annullate, etc.), ma è pensata proprio per situazioni davvero eccezionali (ad es., colleghi quarantenati o isolati in ex-zona rossa con gravi conseguenze personali, etc.). Vanno letti con attenzione i criteri:
https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-stato-di-bisogno/

Come tutte le categorie professionali colpite anche economicamente dalla situazione, siamo in attesa di provvedimenti del Governo a sostegno degli operatori economici; il primo uscito per ora è il Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9, in particolare l'art. 16, rivolto ai professionisti residenti o operanti negli ex-Comuni di Zona Rossa; oltre a questo, si aspettano eventuali autorizzazioni ad "interventi in deroga" degli Enti di Previdenza, al momento non ancora autorizzati dai Ministeri anche se sono stati sollecitati ripetutamente da ENPAP, CNOP e ADEPP.

9. "Possiamo usare Skype o simili, come modalità alternativa di lavoro?"

E’ una modalità di lavoro che - in questo periodo - può essere molto utile, ed è quindi fortemente incoraggiabile e concretamente da prioritizzare ogni volta che sia possibile attuarla (seguendo sempre le Raccomandazioni del CNOP del 2017), per minimizzare i rischi potenziali legati agli incontri in presenza.
Chiaramente l'uso del mezzo va a modificare il setting, e può non essere adatto per tutte le attività o tutti i pazienti; analizzare la fondatezza della domanda, l’effettiva applicabilità nel caso specifico e le dimensioni di set/setting è quindi sempre buona prassi e responsabilità del clinico, che dovrà curarne attentamente gli aspetti relazionali, di privacy, consenso informato e sicurezza.

E’ necessario aggiornare il tal senso il Consenso Informato, inviabile anch’esso per via telematica, e il Registro dei Trattamenti ai sensi del GDPR.

Si dovranno inoltre considerare gli aspetti pratici legati alla privacy del set e del setting (un paziente isolato in casa con la famiglia può avere difficoltà a trovare uno spazio adeguato per lo svolgimento tranquillo e riservato della seduta; utile l’uso di cuffia e auricolari, etc.).

La consulenza online o telefonica, se esperti del suo uso, potrà essere molto preziosa proprio per i pazienti che possono trovarsi in situazioni di quarantena o isolamento; nel qual caso la si può proporre come utile forma di supporto e/o continuità della relazione clinica. Più in generale, molti pazienti vivono attualmente situazioni in cui gli aspetti relazionali, emotivi e organizzativi della propria vita quotidiana subiscono limitazioni e modifiche spesso problematiche; l'uso di canali a distanza per fornire in questo periodo un supporto, monitoraggio o contatto regolare può essere particolarmente rilevante.

10. "Cosa dire ai miei pazienti particolarmente in ansia o confusi dalla situazione? Ci sono fonti di riferimento da consigliare?"

Fonti ufficiali sono i siti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Veneto; i Numeri Verdi regionali (ad esempio, per il Veneto - 800462340) e del Ministero della Salute (1500), ed i propri medici curanti.

Adattando la comunicazione alle esigenze e istanze di ognuno, si può - a puro titolo di esempio - indicare ai clienti che è normale essere in ansia (anche perchè in questi giorni i media evidenziano molto il rischio), che è utile evitare "information overload", che è opportuno stare attenti alle molte Fake News che circolano, che si possono mettere in atto utili comportamenti protettivi (anche per aumentare il loro empowerment), e che si deve fare riferimento solo a fonti informative accreditate.

Il CNOP ha messo a disposizione della cittadinanza un Pieghevole, cartaceo e scaricabile, con utili suggerimenti (https://www.psy.it/il-pieghevole-del-cnop-per-i-cittadini-sul-coronavirus.html).

In caso di pazienti particolarmente ansiosi, ossessivi, ipocondriaci, rupofobici, claustrofobici, con aspetti di ritiro sociale, con tratti paranoidi il clinico dovrà ovviamente esercitare particolare attenzione a esplorare il significato della situazione per loro, e come questo impatti sulla relazione clinica.
Idem per pazienti eventualmente in isolamento domiciliare con la famiglia, laddove le tematiche di consultazione fossero connesse a dinamiche famigliari disfunzionali.

11. "Lavoro come dipendente/collaboratore (di una cooperativa, un Ente, una scuola, etc.). Cosa devo fare?"

Devi seguire le indicazioni di prevenzione generale (sempre), oltre alle indicazioni specifiche o aggiuntive del tuo datore di lavoro e dell’eventuale responsabile sanitario della struttura/istituzione.
Contattali se ritieni di dover svolgere funzioni potenzialmente a rischio, o hai dubbi in merito: dovranno essere sentiti RSPP e Medico Competente per quanto riguarda la tutela della salute dei dipendenti, e dovranno fornirti indicazioni operative chiare e gli adeguati DPI eventualmente necessari.

Segnala loro se hai particolari problemi di salute (pregresse patologie respiratorie, immunitarie, etc.) che ti possano rendere soggetto a maggiore rischio clinico.

Tieni presente che dopo il DPCM 11 marzo e a maggior ragione dopo il DPCM 22 marzo, molti datori di lavoro pubblici e privati stanno progressivamente spostando in modalità smart working (o ferie) il personale non essenziale.

12. “Ci sono risorse utili per i professionisti?”

Su https://solidarietadigitale.agid.gov.it è possibile reperire numerose risorse di servizi di comunicazione / piattaforme online che possono facilitare le attività dei professionisti in questo periodo, messe a disposizione gratuitamente da varie realtà private.

Skype (https://www.skype.com/it), Google Hangouts (https://hangouts.google.com), Zoom (https://www.zoom.us) e Whatsapp (https://www.whatsapp.com) sono piattaforme private - ma ad accesso gratuito per molte funzioni di base - che sono utilizzabili comodamente per attività di videochiamata con pazienti, videoconferenza, intervisione tra colleghi; presentano tutte la caratteristica fondamentale di crittografare i dati in transito, così da garantire la sicurezza delle comunicazioni.

Si ricorda inoltre che su www.eduiss.it è possibile accedere gratuitamente al Corso FAD ECM (20 ECM) dell'Istituto Superiore di Sanità, aperto a 100.000 professionisti sanitari (quindi psicologi compresi), su "Emergenza Coronavirus".

L'Ordine del Veneto mette a disposizione una serie di Risorse utili, articoli scientifici e manuali di intervento in emergenza in continuo aggiornamento a questo indirizzo: https://www.ordinepsicologiveneto.it/ita/content/risorse-emergenza-coronavirus-1

13. “Come dimostrare le comprovate esigenze lavorative o di salute?”

Si ricorda che i movimenti sul territorio nazionale sono possibili solo per “comprovate esigenze lavorative, di necessità o di salute”, e da evitare in tutti gli altri casi.

Questo ricomprende il movimento del professionista da e verso lo studio professionale/luogo di lavoro, col percorso più diretto: in caso di eventuali controlli da parte di Forze dell'Ordine, sarà necessario comunicare la natura del proprio ruolo di professionista sanitario che si sta recando al lavoro. Da chiarificazioni del Ministero dell'Interno, è possibile autocertificare la motivazione dello spostamento con apposito modulo a disposizione delle Forze dell'Ordine, o scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno.

E' possibile suggerire, per facilitare eventuali verifiche in caso di controlli delle Forze dell'Ordine, di portare con sé (laddove disponibile) il tesserino dell'Ordine, e/o mostrare il proprio nominativo sull'Albo per dimostrare la propria professione (tramite visualizzazione - anche da smartphone - dell'Albo sul proprio sito regionale o del CNOP).

Allo stesso modo, il paziente che si sta recando presso di voi per i soli casi ritenuti necessari e urgenti, può dichiarare (in autocertificazione) come motivazione dello spostamento che si sta recando da un professionista sanitario, per lo svolgimento di una prestazione sanitaria.

E' possibile rilasciare ai pazienti breve attestazione (su loro richiesta) di avere prenotato un appuntamento / di aver svolto una consulenza clinica il giorno X in sede Y, da esibire in caso di eventuali controlli.
E' inoltre da chiarire preliminarmente al cliente, laddove dovesse in futuro essere verificata la fondatezza dell’autocertificazione, che il professionista lo potrà eventualmente confermare alle Autorità competenti previa autorizzazione scritta del cliente, e limitandosi a confermare esclusivamente lo svolgimento di consulenza nel dato luogo e ora, senza entrare in alcun modo in informazioni cliniche o personali; questo comporta ovviamente la necessità di esplicare alle Forze dell'Ordine che si è svolta una consulenza con professionista sanitario Psicologo.

14. "Vorrei fare un autonomo servizio telefonico di supporto alla cittadinanza per l'emergenza Coronavirus. Devo tenere presente qualcosa?"

In emergenza è necessario muoversi in maniera il più professionale, strutturata e coordinata possibile, anche con il sistema del soccorso (Sistema Sanitario e sistema della Protezione Civile). Consigliamo pertanto a chi vuole dare un contributo volontario di farlo il più possibile all'interno di percorsi strutturati (organizzazioni del sistema del soccorso, associazioni di psicologia dell'emergenza riconosciute, etc.).

Invitiamo inoltre a non confondere il ben delimitato volontariato professionale in situazione di emergenza nazionale con prassi di "marketing personale", o "volontarismi senza fine": il suggerimento è quello, per chi ha comunque deciso di svolgere attività "pro-bono" in questo periodo particolare, di limitarlo strettamente al periodo emergenziale, in parallelo al proseguimento di una normale attività professionale; come Ordine, riteniamo  anche opportuno ricordare ed evidenziare a tutti i colleghi la grande importanza – soprattutto in periodi di emergenza – del rispetto di una serie di "Criteri di Qualità minimi" degli interventi psicologici di supporto alla popolazione/operatori sanitari; raccomandiamo pertanto che i professionisti che abbiano deciso di attivare tali tipologie di iniziative spontanee, sia a livello individuale che organizzativo  (a titolo esemplificativo: Scuole di Specializzazione, Associazioni di Psicologia dell'Emergenza, eventuali Servizi Universitari, Enti, Cooperative, etc.) condividano tali criteri minimi prudenziali, e si impegnino ad implementarli per garantire sempre il miglior standard di prestazioni professionali alla popolazione.

Li trovate, in aggiornamento continuo (compresi materiali e articoli utili) qui: https://www.ordinepsicologiveneto.it/ita/content/le-raccomandazioni-che-i-professionisti-si-impegnano-a-seguire

N.B.: Indicazioni aggiornate al 23/3/2020, in revisione costante. Fare sempre riferimento ufficiale ai più recenti Decreti, Ordinanze e indicazioni delle Autorità di Sanità Pubblica.

 

Il Presidente dell’Ordine Veneto
Luca Pezzullo

Il Presidente dell’Ordine Lazio
Federico Conte

Il Presidente dell’Ordine Campania
Armando Cozzuto

La Presidente dell’Ordine Sicilia
Gaetana D’Agostino

La Presidente dell’Ordine Marche
Katia Marilungo

Il Presidente dell’Ordine Emilia-Romagna
Gabriele Raimondi